AVVISO IMPORTANTE Aiutaci a crescere... clicca su uno dei banner pubblicitari.
NON TI COSTA NULLA!!!

- Scarabocchi dei bambini: il test

  • Come si somministra? 
Il test dello scarabocchio è molto semplice da somministrare, bastano un foglio bianco e una matita nera con la punta morbida. il bambino fatto tranquillizzare, si fa sedere al tavolo e gli si chiede di scrivere il suo nome in mezzo al foglio per poi fare uno scarabocchio, come meglio preferisce ("... qualunque scarabocchio va bene!). Se il bambino è troppo piccolo per saper scrivere, invece del nome, gli si può chiedere di disegnare un bambino in mezzo al foglio ("... questo sei tu").
   
  • Come si divide il foglio?
 Il foglio di carta è il campo grafico all'interno del quale l'individuo si muove, come si muoverebbe nel mondo, nella società.
Suddivide così il foglio: una diagonale immaginaria che va dall’angolo in alto a sinistra e termina nell’angolo in basso a destra, dividendo così il foglio in due luoghi. Il luogo materno, a sinistra, e il luogo paterno, a destra.
L’ideale punto di partenza è l’angolo materno, da cui lo scarabocchio che riflette una buona immagine di sè dovrebbe partire per raggiungere l’angolo del padre. Il centro del foglio è il punto di incontro fra i due luoghi. 

  • Come si interpreta lo scarabocchio? 
Se lo scarabocchio è situato principalmente nel luogo materno, risulta un’immagine rimasta fondamentalmente bambina, dipendente dagli altri e dagli eventi della vita.
Uno scarabocchio localizzato invece nel luogo paterno, indicherebbe un’immagine fondamentale di ‘figlio’: ovvero colui che si sente in debito, ma allo stesso tempo sogna di evolversi ed emanciparsi, diventando autonomo.
Nel caso in cui lo scarabocchio sia centrale, situato in una zona limitata del foglio, non è raro incontrare una persona rigidamente controllata, che abbia però improvvisi cambi di atteggiamento.
Se invece lo scarabocchio si trova al centro del foglio, in una zona ampia, si può parlare di bilanciamento e di armonizzazione di tutte le precedenti e opposte tendenze.



Legenda:

M =area materna, dimensione del bambino
P =area paterna, dimensione del figlio
M1 =il luogo della tradizione, preferito dai melanconici
P1 =il luogo dell’innovazione, preferito dai fantasticatori
P2 =il luogo dell’avvntura, preferito dagli entusiasti
O =doppio valore: costrizione ed espansione
M0 =angolo materno: luogo di chiusura che indica inibizione sul piano della crescita
P0 =angolo paterno: luogo di chiusura che indica inibizione sul piano morale
T =tana o rifugio, preferita da chi ha sviluppato una falsa immagine di sè
U =uscita o buca, il luogo della resa e della rinuncia

- Ti odio o mia scrittura!

Non so a quanti possa essere successo, fatto sta che non è raro sentire persone (di ogni genere ed età) dire frasi del tipo "... che brutta scrittura che ho!" oppure ancora "... come scrivo male!"; ma se la scrittura rappresenta la nostra personalità in maniera strettissima, rifiutarla cosa significa?!

Senza dubbio lo scritto ci rappresenta, sia di fronte agli altri che di fronte a noi stessi, soprattutto a noi stessi. Sì perchè prima di pensare di poter avere un qualsiasi approccio o rapporto con l'esterno, è necessario avere ben chiare le idee con il nostro IO, conoscersi, sapere con obiettività quali sono le nostre potenzialità e i nostri limiti, e saperli usare a nostro vantaggio, trasformandoli in energia positiva; questa è sicuramente una delle prime cose, quantomeno da dover provare (il riuscirci poi è legato a tanti altri fattori).

Non gradire la propria scrittura quindi cosa può voler dire?! Che ci si odia, che non ci si accetta?! Bhè parlare di odio forse è azzardato ed esagerato, ma di certo il tracciato della nostra scrittura risente di una serie di elementi che contraddistinguono la nostra vita, anche di elementi che nostro malgrado dobbiamo "subire". Accettare la propria scrittura significa imparare a conoscersi quindi, nei propri aspetti positivi e negativi e il nascondersi (magari scrivendo in stampatello) porta a poco, perchè gli uomini (intendendo l'umanità nella sua generalità) sono soggetti ad un elemento, il TEMPO, che prima o poi porta tutti, nessuno escluso, a dover fare i conti con i propri pensieri e le proprie azioni.

La scrittura non è qualcosa di astratto ma è concreta e riuscire a ritrovarcisi è indubbiamente il segno che siamo riusciti, tramite un buon lavoro di introspezione, a trovare noi stessi e scoprire quello che veramente siamo.

- Tracciati che "tremano"

Negli ultimi giorni sono molte le persone che, pur non rendendosi conto, hanno cambiato "atteggiamento" nello scrivere. Perchè?! 
Il terremoto che sta colpendo la nostra Italia, è sicuramente uno degli eventi più traumatici che possano capitare, sia e soprattutto per chi lo sta vivendo in prima persona, che per tutti gli altri (per i timori e l'imprevedibilità che il terremoto porta con sè). 
Un evento per cui le capacità di adattamento di ciascuono di noi, per quanto ben presenti, sono difficili da mettere in atto. 

Anche la scrittura inevitabilmente risente degli effetti psicologici del terremoto: ansia, depressione, disturbi stressogeni in generale, sono sempre in agguato e si fanno sentire, anzi vedere, nel tracciato di chi scrive. Questa situazione di continue scosse che sembrano non terminare mai, ci sta portando ad uno stato cronico di timore, nel pensare che da un momento all'altro può succedere ancora.

E' pur vero, che tutti noi rispondiamo in maniera differente agli shock, ma è comunque vero anche che i disturbi che ne emergono possono, anzi, devono essere affrontati, specialmente dalle categorie più a rischio (anziani e bambini). 

Per quanto può sembrare scontato e sciocco dirlo e/o scriverlo come in questo caso, può sempre tornare utile attingere ad emozioni positive, l'atteggiamento ottimista, può (se non risolvere) almeno mediare gli effetti negativi dello stress, e renderci capaci di adattarci meglio alle tensioni che ci lasciano spesso vulnerabili.

Post più popolari