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- Meditazione

Meravigliosa deve essere l'esperienza provata dal maestro Thich Nhat Hanh, che riesce ad immergersi
in uno stato di profonda meditazione, realizzando quadri dal chiaro sapore buddista con la sua miscela di thè e
inchiostro nero.
Fin qui nulla parrebbe così eccezionale, ma in realtà lo scopo profondo del maestro , sta nel permettere la meditazione tramite la contemplazione di quadr, che altro non riportano che messaggi calligrafici scritti sia in cinese che in inglese.
Questa attività ha sicuramente come presupposto la consapevolezze che la scrittura ha una sua forza. Può essere percepita con tutti i sensi e può portare a svilupparne altri (il maestro Thich Nhat Hanh ha doti di chiaroveggenza). Ha la capacità di far intriorizzare concetti astratti ed allo stesso tempo è in grado di materializzare messagg,i che altrimenti rimarrebbero nascosti nelle viscere dell'interiorità di chi scrive.

I messaggi del monaco buddista non sono altro che messaggi di pace, saggezza, felicità che attraverso la pratica della conteplazione cosciente, aiuta a riconoscere ciò che di meraviglioso ci circonda nel momento presente (che è anche passato e futuro insieme).

 Scrivere e concentrarci sull'atto dello scrivere, può darci la capacità di capire o quanto meno intuire, quanto sia importante vivere  bene l'oggi.

“Il miracolo non è camminare sul fuoco o galleggiare nell’aria. Il miracolo è camminare in Terra ed essere coscienti della meraviglia della vita e le opportunità di essere felice”.

- Grafologicamente Reiki

Grafologia e Reiki. Due discipline apparentemente molto differenti tra loro, ma profondamente
convergenti.
Sia il Reiki che la Grafologia infatti, guardano all'essere umano in senso olistico, facendo riferimento alle componenti Mente, Corpo ed Anima.

Mentre la Grafologia è in grado di individuare gli squilibri (psicologici, affettivi, emotivi, traumatici, ecc.) che interessano l'individuo, mettendo in luce i conflitti e le tensioni, che l'opprimono e lo bloccano, il Reiki è in grado di far fronte a tutto ciò, permettendo il rifluire della normale energia, favorendo l'armonia e l'equilibrio del soggetto.

Come il Reiki anche la Grafologia quindi è in grado di rilevare squilibri e blocchi, dovuti ad esperienze individuali, in più è in grado di darne una valida spiegazione individuandone i motivi e l'origine profonda. 

Per concludere questo breve articolo, si può affermare tranquillamente che:
  • la Grafologia ha la capacità di rilevare le difficoltà nello scorrere dell’energia spiegando il perché e quali Chakra non lavorano in modo armonico
  • il Reiki agisce sugli stessi e sull’ Energia Universale per favorirne l’equilibrio
  • attraverso l’interazione Grafologia e Reiki, la presa di coscienza si arricchisce e diventa completa, considerando l'individuo nella sua interezza

- Punica granatum

Lo sapevi che dal melograno, si può ottenere un ottimo inchiostro?!
Il procedimento è abbastanza semplice, occorre sbucciare il melograno e lasciare essiccare la scorza al sole. Una volta essiccata, la buccia viene posta in un contenitore con dell'acqua e fatta bollire per circa 30 minuti o comunque fino a quando il decotto non diventa di una consistenza tale, da poter essere utilizzato come inchiostro. Una volta raffreddato può essere usato con un normalissimo pennino.

E' curioso come oggi spesso si riscoprano con una certa enfasi, cose che già anticamente non solo erano conosciute, ma venivano utilizzate nella quotidianità da vari popoli, in culture e tempi diversi fra loro, nei campi più diversi. In particolare il melograno racchiude in sé significati, potenzialità e capacità sbalorditive.

La “balausta”, cioè il frutto del melograno, è costituita di tante “logge” contenenti granuli dalla forma prismica, una molteplicità di individualità, quindi, che unite formano il frutto. A volere umanizzarlo, il melograno rispecchia l’essenza della fratellanza, della solidarietà e della tolleranza.
Ha dato il nome alla città di Granada ed è da sempre considerato il frutto della fertilità per tutte quelle culture che si sono lasciate sedurre dai suoi frutti, ricchi di semi di accattivante colore rosso, espressione dell'esuberanza della vita.
In realtà il notevole numero dei suoi grani ha ispirato numerose leggende: in Vietnam, per esempio, la melagrana aperta in due si pensa che lasci venire cento bambini; le spose turche la lanciano a terra perché si dice che avranno tanti figli quanti sono i chicchi usciti dal frutto spaccato.
In Dalmazia la tradizione vuole che lo sposo trasferisca dal giardino del suocero al suo una pianta di melograno. In India c’è la credenza che il succo di questo frutto combatta la sterilità.
Il melograno è una pianta, guarda caso, originaria della Persia e dell'Afghanistan, cresce spontaneo dal sud del Caucaso al Punjab ed è diffuso fino in Estremo Oriente, oltre che nei Paesi del Mediterraneo.
Ricchissimo di vitamine è' da millenni fonte di salvezza per i popoli degli aridi territori dell'Asia, considerato il re dei frutti anche per il suo particolare picciolo a forma di corona.

Il melograno viene coltivato spesso a scopo ornamentale nei giardini e sui terrazzi nelle regioni più calde, i suoi frutti e i suoi fiori vengono usati per decorare le tavole e le pietanze. Eppure il melograno avrebbe tutti i motivi per meritarsi maggiore considerazione: i suoi frutti sono ricchi di vitamina A e B. Nell'antichità era tenuto in grande considerazione per le sue proprietà terapeutiche. Già 4000 anni fa gli egizi conoscevano le proprietà vermifughe della radice del melograno. In Europa, all'inizio del XIX secolo la scorza di questa radice era molto usata nella lotta contro la tenia. Recentemente è stato preso in considerazione il succo di melograno per i suoi benefici cardiovascolari.
La corteccia del frutto, ricca di tannino è ancora oggi usata in Africa del nord e in Oriente per conciare il cuoio e come si diceva all’inizio, dalla buccia essiccata si ottiene un ottimo colorante: un caratteristico giallo tendente al verde che è stato ritrovato perfino in alcune tombe egizie. In presenza di ferro essa dà una tinta nera adatta per farne inchiostro, anche i fiori possono servire per preparare un inchiostro rosso.

- Il mistero degli amanuensi

Mi è capitato di leggere, navigando su internet, un articolo molto interessante sulla "fine" dei monaci amanuensi sepolti nei chiostri dell’abazia cistercense di Øm (Danimarca). Articolo che potrebbe essere ironicamente intitolato "Quando la cultura uccide!".

Secondo una ricerca della Syddansk Universitet (Università della Danimarca Meridionale), pubblicata sul Journal of Archaeological Science, i monaci sarebbero morti a causa dell’esposizione alle elevate quantità di mercurio contenuto in uno degli inchiostri che impiegavano nelle loro minuziose opere di scrittura, il rosso. “Doveva essere una pratica comune quella di leccare il pennello per la scrittura” spiegano i ricercatori “perché serviva a renderlo più appuntito”. Ancora oggi, spiegano, gli incunaboli medievali, ovvero i primi libri stampati con caratteri mobili, non vanno mai toccati: potrebbero rivelarsi pericolosi per la salute, anche a distanza di secoli. Ma cosa lega il mercurio al rosso? Il cinabro, un minerale costituito principalmente da solfuro di mercurio, veniva usato in virtù del suo colore, un rosso acceso e molto intenso.
E' da sfatare anche che il possibile alto tasso di mercurio nel sangue, sia dovuto all'uso a fini medici, del mercurio. Infatti si è scoperto che le popolazioni europee del '500 furono colpite da una malattia simile alla lebbra. Secondo quanto si scopre, questa patologia veniva curata con medicine... a base di mercurio! È probabile quindi che molti casi di intossicazione dipendessero da queste “terapie”. Tuttavia, per escludere questa possibilità nel caso dei monaci, gli studiosi hanno analizzato i resti delle ossa del cranio dei religiosi, quelle normalmente più colpite dalla malattia. Risultato: ad elevati livelli di mercurio non corrispondevano segni di patologie. I colpevoli non possono che essere, quindi, che gli inchiostri per la scrittura.

(dal sito www.focus.it)

- L'oscurità

Sempre con più frequenza, tra le scritture “giovani”, uno dei segni grafologici che spicca sugli altri è
quello di Oscura. Per farla breve, quando si parla di Oscura, si fa riferimento ad una scrittura difficile da decifrare, che in alti gradi diventa illeggibile, non solo e non tanto per una poca cura della grafia, ma anche e soprattutto per ragioni psicologiche profonde di carattere per lo più, comunicativo.
Chi ha il segno Oscura ha evidentemente problemi di comunicazione, l’introversione e l’individualismo di chi scrive sono preponderanti.
La redazione di uno scritto fatta in maniera illeggibile, indica la personalità di chi non si preoccupa della capacità/possibilità degli altri di decifrare lo scritto… lo scritto è prodotto per se stessi.

L’impulsività è spesso un tratto caratteriale che spicca in chi ha questo segno nella scrittura, tanto nel lavoro quanto negli affetti… si tratta di un’impulsività che però è disordinata, non sequenziale a volte contraddittoria e che può sfociare in un circolo vizioso che è tipico di chi, cercando una risposta immediata ai propri bisogni senza trovarla, si rifugia sempre più in se stesso, isolandosi e rifuggendo da quella che è la realtà esterna.
Una ritrovata chiarezza nella scrittura sarà anche un evidente segnale di apertura e forse di una riaffiorata fiducia in sé, infondo la primavera arriva per tutti!

- Moretti Vs Clementoni

L'esistenza dei "grandi" a volte è al limite del surreale, del mito e del leggendario.
Nella vita, può capitare di ritrovarsi in situazioni strane. I destini delle persone, inevitabilmente si intrecciano. Un incontro, ad esempio, può lasciar presagire, può essere foriero di ciò che accadrà.

Quando parliamo della Grafologia in Italia, non possiamo prescindere da Padre Girolamo Moretti, figura emblematica, piena di carisma, sensibile e sensitiva. Sicuramente è stato un grande personaggio per l'affermarsi della Grafologia nel nostro paese. Ha lottato ed ha creduto nel suo progetto, ha voluto e saputo trasmettere ad altri ciò che era una sua capacità innata, ovvero "comprendere" l'individuo unico ed irripetibile, nelle sue sfumature più profonde, dalla scrittura.

Detto questo, bisogna ora calarsi in una scena ben precisa: un treno che sferraglia, direzione Milano. Siamo pressappoco verso la fine degli anni '50.
All'interno dello stesso scompartimento viaggiano: il giovanissimo Mario e un frate, dalle umili vesti e dagli occhi pungenti.

I due intrecciamo una piacevole conversazione, parlano di vita, speranze, lavoro e prospettive. Il frate chiede poi al ragazzo di scrivergli qualcosa su un foglietto. Lo prende, lo guarda, lo "sente"... bhè non c'è dubbio, Mario ha grande talento, ha capacità di decidere, di diregere , di innovare ed è un creativo.
Alla fine del piacevole viaggio, i due si lasciano, e il frate ribadisce ancora a Mario: "... ricorda che sei fatto per fare l'imprenditore... ricordatelo bene!..."
Il racconto finisce qui?! No di certo signori, non siete curiosi nemmeno un po' di sapere chi sono i protagonisti della nostra storia?! Ovvio! Padre Girolamo Moretti e Mario Clementoni, che nel 1963 fondò quello che poi è diventato un vero e proprio "impero" del gioco.
(da un racconto di Mario Clementoni, dialogando con Sergio Romagnoli)

Allego anche il link ad una bella intervista, che il sito della Clementoni ha fatto al suo fondatore: "L'uomo dei giochi".

- Gli onironauti

Spesso ci hanno detto che le ampie ampollosità degli occhielli superiori delle lettere (come, ad es. nelle L o nelle B) possono essere sintomo di una ampia fantasia, di una grande capacità di sognare, anche ad occhi aperti… la capacità di estraniarsi da svegli, per entrare nel proprio mondo!!!

Infondo l’unico luogo in cui ognuno di noi, nessuno escluso, può trovare e godere della vera libertà, è la mente e che bello quando la creatività prende il sopravvento, può sembrare sbadataggine o scarso attaccamento alla realtà, ma specialmente oggi coi tempi che corrono, forse è uno dei pochi rimedi innocui alle “miserie” della vita.
Ma che dire se la mente inizia ad essere “strana”?! A quanti di noi è capitato di vivere un paradosso?! A quanti di noi è capitato di essere svegli sognando?! No no, non sto vaneggiando… è un fenomeno poco conosciuto ma estremamente piacevole (pur se complicato) per chi lo ha provato. Una sorta di Matrix non indotto ma naturalmente sperimentato.
Si chiama Onironautica o più comunemente Sogno lucido!

Per i curiosi è possibile fare una visitina a SogniLucidi.it :)

- Dei ed Eroi... della scrittura

I sumeri si preoccuparono di attribuire la paternità dell'invenzione della scrittura a un loro eroe leggendario: Enmerkar.

Enmerkar è stato un mitico re sumero fondatore della città di Uruk. Era figlio di Meshkegiaggart re-sacerdote del villaggio di Eanna che verrà inglobato in Uruk. Secondo la Lista dei re sumeri il suo regno durò 420 anni. Alcuni hanno identificato Enmerkar con il costruttore della Torre di Babele ricordata nella Bibbia.

Una celebre leggenda narra le traversie di questo mitico sovrano di Uruk (antenato dello stesso Gilgamesh) alle prese con Ensukeshdanna, re di Aratta. I due interloquivano tramite un messaggero che, povero lui, veniva inviato da una corte all'altra per riferire messaggi sempre più minacciosi ma anche sempre più lunghi e difficili da ricordare ... il poveretto proprio non riusciva a tenere a mente tutte le parole, tanto che si arrivò al punto che il Re di Uruk parlò come un "torrente in piena" facendo crescere a dismisura il suo discorso e il messaggero, la cui lingua si era fatta pesante, non riusciva a ripeterlo.
Problemone... le parole non potevano certo perdersi nel vento perché il signore di Aratta doveva conoscere tutto ciò che Enmerkar sentiva e pensava, c'erano grandi interessi in gioco! Allora Enmerkar prese dell'argilla, l'appiattì come una tavoletta e vi scrisse sopra. Grande invenzione! Nessuno prima di lui aveva mai scritto un messaggio, la scrittura ancora non esisteva.

L'importanza della scrittura fu tale che molte divinità sumeriche furono investite del mandato di "soprintendenti". Il dio Nabu era patrono degli scribi; mentre la dea Nidaba fu nume tutelare degli archivi reali. Nindub era dio-architetto che disegnava progetti templari sulle tavolette. Belet-Seri era la dea-scriba assunta come "segretaria" dei giudici dei morti, a lei spettava il compito di scrivere nell'argilla il destino del defunto nell'aldilà.
Tutto ciò per dire che nonostante fossero "neo-scrittori" già i sumeri avevano compreso la grande utilità ed importanza degli scritti. Chissà se si riuscirebbe a grafologare una tavoletta d'argilla, saremmo noi dei miti nell'impresa?!

- Geometria sacra

In questo articolo, sempre per cercare di trovare nuovi temi e correlazioni, che spieghino la valenza
della Grafologia, vorrei proporre un argomento particolare, parlando di geometria sacra.

Per geometria sacra si intende la modalità con cui vengono costruiti i templi di culto (in ogni tempo e luogo nel mondo). Per la verità si tratta di una definizione alquanto riduttiva, in quanto si dovrebbe fare più riferimento a quelle misure che si incontrano e rincontrano sempre all'interno di ogni cosa, nell'Universo. Si tratta quindi più di misure archetipiche, che rappresentano ciò che ci circonda e ciò che ci permea, visto che ognuno di noi ha dentro di sè e riconosce istintivamente queste misure.

Esisterebbe dunque un modello geometrico primo e primordiale, che si ritroverebbe in ogni cosa.
Questa interessantissima teoria, è stata sviluppata dopo anni e una evoluzione teorico/personale, dal Prof. Corrado Malanga, interessantissimo il suo lavoro "Evideon" in cui spiega la struttura virtuale e frattale dell'Universo tramite un sistema di assi direzionali ed ottani.
Dunque, ora cosa possono centrare l'Universo e le sue geometrie con la grafologia. 
Facile, il Prof. Malanga lo spiega così, vi riporto un estratto da uno dei suoi lavori:

"... L'aspetto grafo meccanico del tratto scrittorio. In grafoanalisi si utilizza uno strumento analogo al sistema VAK della PNL che prende il nome   di   Croce     degli   Spazi   di   Pulver. Anche   questo strumento   deriva   dalla attenta osservazione dei soggetti scriventi che tendono ad usare gli spazi a seconda che   la   loro   sfera   emotiva   interna   stia lavorando in direzioni differenti. Sommariamente   il   tratto   grafico   che   va verso   destra   va   verso   il   futuro  mentre quello legato alla zona sinistra rappresenta il passato. In alto ci sono le idee, in basso i sensi e per finire, la pressione sul foglio indica il rapporto con la verità o la falsità. Sostanzialmente, senza entrare     in particolari   più   complessi,   si   può   notare come   il   modello   proposto   da Pulver e utilizzato     da     Moretti     per     l'analisi grafologica, è la rappresentazione perfetta di quello che abbiamo sostenuto fin ora. In   altre   parole,   quando   il   soggetto scrivente si mette a scrivere, piega la testa verso il foglio ed in quel caso porterà con se la rotazione degli assi che cambieranno orientamento   nell'universo virtuale   che circonda   lo   scrivente.   Il   risultato   sarà  che   mentre   l'asse   del   tempo rimarrà invariato (sinistra destra: passato futuro: per i mancini sarà il contrario) l'asse  dello spazio diverrà verticale rispetto al foglio scritto. In quel contesto tale asse, che rappresenta sempre lo spazio e la visione, dirà quanto verso l'altro io vada mentre scrivo e cioè quanto propenso sono ad invadere la sua sfera o quanto mi rivelo a lui. Il grafologo interpreta questa tendenza o costellazione grafologica sostenendo che il soggetto che scrive calcando molto sul foglio è un soggetto tendente a dire la verità sovente anche a sproposito perché, diciamo noi, troppo invasivo ed esuberante con lo spazio degli altri. Invece  l'asse  delle  energie  cioè  l'asse  cinestesico diventa  verticale, lungo l'asse alto basso relativo al foglio scritto. In quel contesto Pulver riconosce in chi scrive con tendenza a stare nella parte alta della scrittura, la costellazione di chi pensa molto di chi è idealista eccetera. In basso invece c'è chi pensa   al terreno, al materiale ai soldi a tutto ciò che energeticamente viene definito basso, non elevato. L'accordo con il modello tridimensionale del TCT è evidente ed inconfutabile e dimostra che l'orientamento degli assi  spaziale, temporale ed energetico, segue l'andamento del cranio del soggetto, dentro il quale risiede il centro del suo universo virtuale da lui stesso creato attimo per attimo. Una nota importante deve essere sottolineata, in questa sede; il grafologo sostiene che l'andare   a   destra   nella  scrittura   significa  essere   estroversi,  invadere la  sfera   dell'altro eccetera facendo allusione a tutto  ciò che sembra essere collegato al dominio dello spazio. In realtà lo scrivente si pone l'idea non di condividere gli spazi ma i tempi con il suo interlocutore. Vorrebbe essere vicino  a   lui   nel   tempo e   non   nello  spazio   (oppure anche   nello   spazio   ma   come   conseguenza   del tempo). Anche in questo caso, le variazioni  sull'asse dello spazio come nel sistema VAK, soffrono della bidimensionalità   del   sistema   utilizzato.   Nel   caso dell'analisi dei movimenti dei bulbi oculari, tale analisi è suffragata dal movimento delle mani che compensa il  lack  di   informazioni spaziali   mentre   nel   caso   della   prova   grafica,   l'unica   possibilità espressiva   diretta, sarebbe   data   dalla   misura   della   variazione   di   quanto   il   soggetto scrivente stia calcando con la penna sul foglio mentre si sposta da sinistra verso destra...".

Questo ovviamente è un estratto del lavoro del Prof. Malanga, per chi ne volesse capire e sapere di più vi rimando a questo link Geometria sacra in Evideon in cui potete trovare l'articolo da cui ho estratto il pezzo sopra. 

- Pareidolia

Dopo un lungo periodo di fermo, GrafoBloggando riprende pian piano la sua attività di diffusione di informazioni e curiosità sulla Grafologia, con un parolone altisonante.
Pareidolia.
Siamo all'interno del tema dell'attività mentale, di quella più profonda che parla di subcosciente, anzi più precisamente, di illusione subcosciente.
Già, perchè la pareidolia, altro non è che la tendenza istintiva ed automatica a trovare strutture ordinate e forme familiari, in immagini disordinate. Insomma riconosciamo ciò che non è in ciò che pensiamo che sia.
Questo perchè la nostra mente tende a semplificare i percorsi, per codificare rapidamente le notizie provenienti dalle sensazioni. Così come fa un computer quando ci suggerisce le parole da scrivere o le pagine da visualizzare, scegliedo prioritariamente fra alternative a noi note.

Se tutto ciò può sembrare slegato dall'argomento Grafologia, pensiamo un po' che tipo di ripercussioni può avere questo tipo di fenomeno, rispetto all'attività del Grafologo.
Non è che chi "sonda" tra  i pieni e i vuoti dello scritto, vede ciò che la sua mente lo porta a vedere?
Oppure non è che chi studia i vergati è portato a capire meglio certe fenomenologie psico-comportamentali, che si manifestano tramite lo scritto, avvelendosi di una scienza sensoriele ed empatica?

A voi l'ardua sentenza!

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