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- Bianco e Nero... Vuoto e Pieno

Pensieri passeggeri...
Il mondo è stato creato in principio con la luce... poi è stato creato il buio della notte!
I simboli fanno parte della storia dell’uomo. I simboli fanno parte della vita dell’uomo... e il mondo si manifesta all’uomo nel concetto duale della vita.
La vita è come una scacchiera dove ogni elemento degli scacchi è l’uomo e la scacchiera rappresenta il sentiero della vita e della scelta di come vivere.
Può sembrare strano questo discorso in ambito grafologico, ma in realtà esiste una precisa correlazione. Come nella vita sia il bianco che il nero hanno un significato ben preciso, così anche in grafologia. Questo perchè scrivere non è altro che manifestarsi attraverso dei simboli grafici e non.
Nella scrittura infatti, il nero è rappresentato da ciò che viene vergato, mentre il bianco, dallo spazio vuoto ed entrambi gli elementi hanno un valore molto forte.
Per chi è lontano dalla visione grafologica, spesso il principale pensiero guardando un testo, va a come è stato scritto, all'aspetto estetico o al massimo alla forma ed al significato di alcune lettere, ci si dimentica però che anche il non scritto ha molto da dire, spesso più di quello che si pensa. Avete presente quando si è in silenzio con un'altra persona? Ci possiamo trovare a nostro agio come in tremendo imbarazzo, l'atmosfera può essere "leggera" così come può essere "pesante"... sembrerebbe tutto molto sciocco, infondo se nulla viene detto, se parola non viene proferita, se non avvertiamo suoni, bhè allora dovrebbe regnare il "vuoto", però così non è... per la scrittura è la stessa identica cosa.
I nostri bianchi possono indicare tante cose, da come ci poniamo con gli altri, a come pensiamo, a quanto impieghiamo a fare delle connessioni logiche, ecc. ecc.
Il non scritto ha sempre una valenza molto forte e come il nero è ciò che direttamente il nostro cervello esplicita e proietta (metaforicamente è il riempimento totale di “colori” che finiscono), mentre il bianco è quello che invece il cervello dice in maniera indiretta (metaforicamente è ciò che viene riempito dai “colori” della vita).

- "Biro" the old lady

Siamo tentati di dare sempre per scontate le cose semplici che usiamo tutti i giorni, quelle che per lo meno ci sembrano tali... perchè non è sempre vero che le cose di uso comune sono nate così, con uno schiocco di dita, anzi! Inizia così, come per tanti altri "arnesini" di uso quotidiano, la storia dell'ormai 70enne Biro.

La Biro nasce da un'intuizione veramente felice di Laszlo Biro, intuizione che a dir la verità, è ancora oggi sospesa a metà fra leggenda e realtà, tant'è vero che c'è chi sostiene che il Sig. Biro l'avrebbe avuta mentre percorreva una via della sua città, guardando rotolare un pallone, che dopo essere finito in una pozzanghera, continuava a scivolare sull’asfalto lasciando una striscia bagnata ( e non c'è dubbio che se lo stesso pallone fosse stato alimentato con continuità avrebbe allungato la striscia all’infinito). C'è anche, dall'altra parte, chi sostiene che le cose si siano svolte in maniera differente, ed ecco quindi che il pallone si trasforma in una manciata di biglie che, bagnate, lasciano una traccia visibile sul terreno dove i bambini stavano giocando. Insoma che sia stato merito di un pallone o delle biglie poco ci importa, la cosa certa è che dalla mente di Biro fu concepita ed in seguito nacque la famosa Penna a sfera.

Attenzione però, non pensiate che le cose siano state semplici, all'epoca non era poi così sentita l'esigenza di avere una penna per scrivere al posto del pennino, c'erano ben altre esigenze più sentite e più importanti (almeno per la massa che, non pensava certo a scrivere ma a lavorar di braccia per guadagnarsi quel poco che gli consentisse di vivere; e comunque non dimentichiamoci nemmeno che a leggere e scrivere non erano poi così in tanti!).

Qualcuno dissente?! Già, pensate a John Loud come al vero inventore della penna a sfera, ma in realtà la sua penna non venne mai messa in commercio, così come rimasero nel cassetto gli oltre 350 tipi di penne a sfera ideati nel trentennio successivo. Loud ebbe una felice intuizione, ma la difficoltà allora insuperabile era costituita dall’inchiostro: se era troppo fluido colava sui fogli macchiandoli, se era troppo denso non arrivava fino alla punta della penna.
Nel 1943 Biro aprì, insieme al fratello, una fabbrica ma, inaspettatamente, l’iniziativa si rivelò un fallimento. L’inchiostro non aveva la giusta densità e la piccola sfera non facilitava la scrittura. Ma Laszlo , con il fratello Georg, chimico, che lo aiutò a eliminare i difetti degli inchiostri, non si persero d’animo. Nel giro di un anno ritonarono a vendere le penne in tutta l’Argentina. Il loro prezzo era però troppo elevato e in poco tempo rimasero sul lastrico. 
Possiamo concludere la storia, che sembra veramente un romanzo, con un lieto fine a metà. Infatti il successo non fu di Laszlo Biro - un geniale inventore che al momento della sua morte avvenuta nel 1985 aveva al suo attivo più di cento brevetti - ma piuttosto del francese Michel Bich che nel dopoguerra acquistò il brevetto della penna a sfera per una somma corrispondente a circa 15 milioni dei nostri euro. Un bel gruzzolo, ma una briciola soltanto se confrontata ai guadagni realizzati dall’industriale transalpino che tolse l’acca dal suo cognome e inondò il mondo di «Bic».

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