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- Punica granatum

Lo sapevi che dal melograno, si può ottenere un ottimo inchiostro?!
Il procedimento è abbastanza semplice, occorre sbucciare il melograno e lasciare essiccare la scorza al sole. Una volta essiccata, la buccia viene posta in un contenitore con dell'acqua e fatta bollire per circa 30 minuti o comunque fino a quando il decotto non diventa di una consistenza tale, da poter essere utilizzato come inchiostro. Una volta raffreddato può essere usato con un normalissimo pennino.

E' curioso come oggi spesso si riscoprano con una certa enfasi, cose che già anticamente non solo erano conosciute, ma venivano utilizzate nella quotidianità da vari popoli, in culture e tempi diversi fra loro, nei campi più diversi. In particolare il melograno racchiude in sé significati, potenzialità e capacità sbalorditive.

La “balausta”, cioè il frutto del melograno, è costituita di tante “logge” contenenti granuli dalla forma prismica, una molteplicità di individualità, quindi, che unite formano il frutto. A volere umanizzarlo, il melograno rispecchia l’essenza della fratellanza, della solidarietà e della tolleranza.
Ha dato il nome alla città di Granada ed è da sempre considerato il frutto della fertilità per tutte quelle culture che si sono lasciate sedurre dai suoi frutti, ricchi di semi di accattivante colore rosso, espressione dell'esuberanza della vita.
In realtà il notevole numero dei suoi grani ha ispirato numerose leggende: in Vietnam, per esempio, la melagrana aperta in due si pensa che lasci venire cento bambini; le spose turche la lanciano a terra perché si dice che avranno tanti figli quanti sono i chicchi usciti dal frutto spaccato.
In Dalmazia la tradizione vuole che lo sposo trasferisca dal giardino del suocero al suo una pianta di melograno. In India c’è la credenza che il succo di questo frutto combatta la sterilità.
Il melograno è una pianta, guarda caso, originaria della Persia e dell'Afghanistan, cresce spontaneo dal sud del Caucaso al Punjab ed è diffuso fino in Estremo Oriente, oltre che nei Paesi del Mediterraneo.
Ricchissimo di vitamine è' da millenni fonte di salvezza per i popoli degli aridi territori dell'Asia, considerato il re dei frutti anche per il suo particolare picciolo a forma di corona.

Il melograno viene coltivato spesso a scopo ornamentale nei giardini e sui terrazzi nelle regioni più calde, i suoi frutti e i suoi fiori vengono usati per decorare le tavole e le pietanze. Eppure il melograno avrebbe tutti i motivi per meritarsi maggiore considerazione: i suoi frutti sono ricchi di vitamina A e B. Nell'antichità era tenuto in grande considerazione per le sue proprietà terapeutiche. Già 4000 anni fa gli egizi conoscevano le proprietà vermifughe della radice del melograno. In Europa, all'inizio del XIX secolo la scorza di questa radice era molto usata nella lotta contro la tenia. Recentemente è stato preso in considerazione il succo di melograno per i suoi benefici cardiovascolari.
La corteccia del frutto, ricca di tannino è ancora oggi usata in Africa del nord e in Oriente per conciare il cuoio e come si diceva all’inizio, dalla buccia essiccata si ottiene un ottimo colorante: un caratteristico giallo tendente al verde che è stato ritrovato perfino in alcune tombe egizie. In presenza di ferro essa dà una tinta nera adatta per farne inchiostro, anche i fiori possono servire per preparare un inchiostro rosso.

- Il mistero degli amanuensi

Mi è capitato di leggere, navigando su internet, un articolo molto interessante sulla "fine" dei monaci amanuensi sepolti nei chiostri dell’abazia cistercense di Øm (Danimarca). Articolo che potrebbe essere ironicamente intitolato "Quando la cultura uccide!".

Secondo una ricerca della Syddansk Universitet (Università della Danimarca Meridionale), pubblicata sul Journal of Archaeological Science, i monaci sarebbero morti a causa dell’esposizione alle elevate quantità di mercurio contenuto in uno degli inchiostri che impiegavano nelle loro minuziose opere di scrittura, il rosso. “Doveva essere una pratica comune quella di leccare il pennello per la scrittura” spiegano i ricercatori “perché serviva a renderlo più appuntito”. Ancora oggi, spiegano, gli incunaboli medievali, ovvero i primi libri stampati con caratteri mobili, non vanno mai toccati: potrebbero rivelarsi pericolosi per la salute, anche a distanza di secoli. Ma cosa lega il mercurio al rosso? Il cinabro, un minerale costituito principalmente da solfuro di mercurio, veniva usato in virtù del suo colore, un rosso acceso e molto intenso.
E' da sfatare anche che il possibile alto tasso di mercurio nel sangue, sia dovuto all'uso a fini medici, del mercurio. Infatti si è scoperto che le popolazioni europee del '500 furono colpite da una malattia simile alla lebbra. Secondo quanto si scopre, questa patologia veniva curata con medicine... a base di mercurio! È probabile quindi che molti casi di intossicazione dipendessero da queste “terapie”. Tuttavia, per escludere questa possibilità nel caso dei monaci, gli studiosi hanno analizzato i resti delle ossa del cranio dei religiosi, quelle normalmente più colpite dalla malattia. Risultato: ad elevati livelli di mercurio non corrispondevano segni di patologie. I colpevoli non possono che essere, quindi, che gli inchiostri per la scrittura.

(dal sito www.focus.it)

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